Vivere in un Paese che non ti corrisponde dentro è una sensazione sottile, ma persistente.
Per me è stato così a Hong Kong: una città affascinante, veloce, brillante… ma dove spesso avevo la sensazione che tutto fosse misurato in apparenza, in risultati, in status. Dove anche il contatto umano, a volte, sembrava avere un prezzo o uno scopo.
E allora ho dovuto imparare a ritrovarmi. Non fuori, ma dentro.
Ho iniziato da cose piccole, quasi invisibili agli altri, ma essenziali per me.
Libri. Libri in italiano. Per ritrovare una lingua che mi abita senza sforzo, senza dovermi adattare, senza dover “funzionare”. Solo essere. Non vi piace leggere? Podcast, video… ci sarà pure un argomento che vi piace e vi aiuta a staccare.
Un caffè da sola. Un piccolo oggetto scelto con cura. Un biglietto del cinema, anche senza compagnia. Momenti che non devono dimostrare niente a nessuno, ma che mi rimettono in contatto con me stessa.
E poi quel mantra, imparato nei primi mesi della maternità, che torna sempre nei momenti in cui mi sento fuori posto:
“Days are long, but years are short.”
È solo un momento. Passerà.
Ho anche smesso di forzarmi a trovare “le persone giuste” a tutti i costi.
È vero: in espatrio si creano legami che a casa forse non sarebbero mai esistiti. Ma è anche vero che la compagnia, quando è solo un riempitivo, lascia più vuoto di prima. E quel vuoto è più stancante della solitudine.
Allo stesso tempo, cerco di non cadere nel bovarismo inutile.
Quella tentazione di pensare: “Se fossi a Parigi, ora camminerei tra librerie e boulangerie…”
Forse sì. Ma non sono lì. Consumarmi in ciò che non ho, non mi avvicina a ciò che sono.
Straniarsi, a volte, è necessario.
Ma senza dimenticare che possiamo costruire piccoli spazi di appartenenza ovunque siamo.
Rivalutarsi e ri-studiarsi. Certo, possiamo sentirci al posto sbagliato, ma stiamo imparando qualcosa, qualcosa su di noi, anche quando sembra che questo paese ci stia facendo perdere tempo.
Lo so, lo so benissimo, che per gli estroversi questo potrebbe essere più difficile! Ma pensate a me, introversa, in un mondo in cui fare rete e creare legami proficui pareva essere l’unica cosa che contava. Se da un lato mi sono fatta coraggio, insegnandomi a “stare un po’ al mondo” anche quando non avrei voluto, dall’altro ho imparato a massimizzare le mie risorse: come Elle McPherson che non si alzava dal letto per me di 80.000 dollari, anche io ho ben appreso quando, come, dove spostarmi. E non ho più paura a dire no, o a defilarmi se la situazione mi pare insopportabile.
Anche lontano. Anche quando sembra difficile. Anche quando il paese in cui viviamo non corrisponde in nulla e per nulla a quel che pensiamo di essere. Ma il nostro giardino, quello può solo diventare più bello.
Ti sembra che questo espatrio ti stia facendo seccare le radici, rubando i frutti? É tutta potatura, e ti ritroverai fra qualche anno a non credere a quanto tu sia migliorato, abbia acquistato forza e pazienza.
Ovviamente, quando puoi, se puoi, appena puoi… scappa!
Veronica, Marocco





