Bruxelles
24 Luglio 2025

Le vite troppo veloci delle capitali

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Se le Amiche di Fuso hanno accumulato negli anni avventure di espatrio multiple e ricchissime, da un capo all’altro del mondo, io – al contrario loro – conto su un’unica, annuale esperienza all’estero: l’anno tra l’agosto del 2022 e quello del 2023, trascorso vivendo e lavorando stabilmente a Bruxelles, splendida e verde capitale del Belgio.

A convincermi a tentare l’espatrio fu un’ex compagna di liceo: sapeva che cercavo lavoro in Italia e seppe abbinare con intelligenza la mia passione per i temi sociali e i diritti umani alla città europea che, per eccellenza, rappresenta il polo delle istituzioni dell’UE e di una miriade di associazioni e ONG.

Bruxelles è effettivamente un ottimo punto di partenza, se ci si allontana dall’Italia per la prima volta: è affollata di expat di tutte le età e nazionalità, ha circa un milione di abitanti – quindi non è troppo grande, ma nemmeno provinciale – e permette di vivere dignitosamente anche solo con l’inglese, almeno all’inizio.

Io, in effetti, ho impiegato pochissimo tempo ad affezionarmi alla città, ai suoi caffè colorati e ben arredati, e ai negozietti che vendono una miriade di oggettini inutili e deliziosi.

Per lavoro, mi occupavo di comunicazione e organizzazione eventi in una ONG, e questo mi permetteva anche di sbirciare il dietro le quinte del frenetico mondo del networking e della politica, che lì rappresentano il cuore pulsante del business.

All’inizio, quel tipo di vita veloce e instabile – che ti permette di incontrare decine di persone diverse a ogni evento, di fare un paio di viaggi di lavoro ogni mese, e di non sapere mai cosa accadrà di lì a poco – è esaltante. Ti sembra quasi di rinascere, ti senti leggera, libera da quelle catene che, a volte, ti opprimevano nella stanca provincia italiana. O, peggio ancora, in quella centro-italiana da cui provengo.

La sensazione di autodeterminazione e completa libertà, circondata da colleghi ed expat che vivono nella stessa bolla, che – come te – salgono leggeri nel firmamento dell’ambizione, senza alcuna zavorra, dà alla testa. Solo dopo qualche mese, metabolizzata l’euforia della novità, la gravità ti ripiomba addosso e, finalmente, ridimensioni tutto.

Quella è la fase in cui ti accorgi che sì, stai viaggiando leggera… ma stai viaggiando sola. Le relazioni, in una capitale consacrata al lavoro, sono difficili da costruire e ancora più da mantenere. E non solo perché luoghi come Bruxelles sono una specie di gigantesco scalo aeroportuale, dove la gente va e viene tutti i giorni dell’anno, ma anche perché la socialità è spesso vissuta all’insegna del networking, delle conoscenze che possono tornare utili su LinkedIn.

Oppure, quando il problema non è l’opportunismo, è la dipendenza dal lavoro – dai suoi orari e dalle sue esigenze – a rendere complicato vivere i rapporti con spontaneità.

Io, in tutta franchezza, è grazie a Bruxelles che ho riordinato le mie priorità. Ho ammesso a me stessa che no, non sono disposta a tutto. E nemmeno a tanto, per una carriera.

Con questa nuova consapevolezza, ad agosto 2023, ho scelto di troncare sul nascere la mia vita professionale internazionale e sono rientrata nella riscoperta provincia marchigiana.

Bruxelles resta comunque un ricordo meraviglioso, per cui provo talvolta una vera nostalgia. Delle amicizie costruite lì, la maggior parte è evaporata, ma qualcuna resiste, nonostante la distanza.

L’esperienza all’estero è stata anche un eccellente propulsore per il mio curriculum: mi ha permesso di trovare un impiego nel settore sociale anche in Italia.

Soprattutto, dopo quell’anno, ho fatto tesoro della lentezza e di una quotidianità improntata su altro che non sia la vita d’ufficio.

Della brillante vita all’estero mi è rimasto solo l’alone del sogno, con cui immagino altri luoghi lontani che – forse – non vedrò mai.
E magari, è proprio questo a bastarmi: un orizzonte immaginario da inseguire, che mi spinga, ogni giorno, gentilmente, a infilare un passo dietro l’altro.

Paola

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