guardare lìItalia con occhi da expat
14 Maggio 2026

Viaggiare in Italia ancora con occhi da expat

Federica Italia • Commenti di 0

Quando si viaggia, si tende sempre a vedere un posto nuovo, una meta ancora da spuntare, qualcosa che non si è ancora visto. Tornare in un luogo già visitato sembra quasi uno spreco quando c’è un mondo intero ancora da scoprire.

Poi arriva l’invito ad un matrimonio e si torna in un luogo dove forse non si sarebbe tornati.

Sono tornata in Sicilia così, senza averlo pianificato. Di nuovo a Ragusa Ibla, Modica, Punta Secca: posti che pensavo di conoscere già. Invece ho capito che, la prima volta che visiti un luogo, ti colpiscono le bellezze più grandi, quelle che non puoi non vedere: il barocco, la luce, il mare. La seconda volta, più libera dallo stupore immediato, ti fermi di più sui dettagli. E lì ho ritrovato ancora di più quello sguardo che anni di vita all’estero mi hanno affinato: la capacità di cercare la bellezza dove non si annuncia da sola.

Vivere all’estero cambia il modo in cui si guarda. Non solo i paesi stranieri, cambia il modo in cui si guarda tutto, per sempre. Chi ha vissuto lontano dall’Italia per anni, come è capitato a me tra Cina e Thailandia, sviluppa una specie di doppio sguardo: quello di chi è a casa, e quello di chi sa cosa vuol dire non esserci. Quello sguardo non se ne va più. E in certi momenti è un regalo.

Me ne sono accorta davanti a un semplice panino. Battuto di olive, basilico, pomodoro. Niente di elaborato, eppure aveva un sapore che non si inventa e non si esporta. Quello dei frutti della terra maturati al sole. Ho pensato che una persona che non è mai uscita dall’Italia faticherebbe a capire perché mi fermo su una cosa così semplice, perché ci faccio caso, perché me la ricordo. Io lo capisco. Ho mangiato per anni in contesti in cui la materia prima era irriconoscibile, in cui un pomodoro era solo un pomodoro di forma. Adesso non dò più niente per scontato: né il basilico che sa di basilico, né i pomodori che sanno di pomodoro.

Il cibo nel sud Italia non è solo nutrimento. È una forma di bellezza, sì perché anche il cibo è bellezza, accessibile a tutti, democratica, quotidiana. Ed è una delle cose che uno sguardo abituato a cercare sa riconoscere subito.

Poi c’è la bellezza visiva e, in questo, il sud mette alla prova. Perché non si presenta in modo ordinato. Accanto a un centro storico barocco di una perfezione che toglie il fiato ci può essere un ecomostro, una periferia trascurata, un edificio che sembra lì per caso. È facile posare gli occhi sulla parte sbagliata e portarsela via come impressione unica. Ma io ho imparato, prima per attitudine caratteriale, poi attraverso la passione per la fotografia, che lo sguardo è una scelta. Il mio l’ho affinato anche in Thailandia dove la bellezza spesso conviveva con la povertà e con il caos. Scegliere cosa guardare non è ingenuità, non cecità selettiva. Lo vedo più come un dono.

A Ragusa Ibla ho alzato la testa e ho guardato tanto sotto ai balconi. Mensole intagliate, figure umane e animali, ornamenti barocchi su palazzi che cadono a pezzi. Bellezza ostinata, che non chiede di essere notata ma è lì da secoli. Nelle case più modeste, nei vicoli stretti, nei dettagli che nessuno ha avuto la volontà o la forza economica di restaurare, c’era tanto da guardare. Sempre. C’è quasi da perdersi in quei dettagli.

E poi la luce. Quella luce calda e quasi tangibile del sud Italia che nel tardo pomeriggio trasforma ogni superficie in qualcosa di diverso: i muri vissuti, la pietra calcarea, il mare in fondo fra i vicoli di Punta Secca. Una luce che chi ci vive ha smesso di vedere, come si smette di sentire il profumo di casa propria. Ma che colpisce lo sguardo di noi che veniamo dal nord. Anche dopo tante volte.

Ecco cosa fa il doppio sguardo, quello da italiana e quello da expat: restituisce la meraviglia alle cose che l’abitudine ha reso invisibili. Non è uno sguardo superiore, è uno sguardo infinitamente grato. Grato di essere tornati a vivere in questa terra meravigliosa che è l’Italia. Grato di “vedere” ancora.

L’Italia, per chi l’ha lasciata e poi ritrovata, non è mai scontata. Ed è forse questo il dono più inaspettato di chi ha scelto di vivere altrove, almeno per un po’.

Federica, Italia

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