29 Settembre 2026

Un anno in Italia

Valeria Il Cairo • Commenti di 0

Tra quindici giorni sarà un anno dal mio arrivo in Italia e sto riflettendo molto su cosa metto in saccoccia, su quello che questi dodici mesi mi hanno lasciato addosso e dentro.

Il mio approdo in Italia è stata una scelta ma è avvenuta in maniera veloce e parzialmente rocambolesca. Non che in questi anni non abbiamo fatto i funambuli sul filo dello spostamento, quel filo in cui devi trovare un equilibrio a cui non ci si abitua mai fino in fondo. C’è sempre da pensare alla scuola, alla casa, al benessere dei bambini, alla nostra serenità e al trasporto di Mango e Luce, i nostri due golden retriever.

Arrivare in Italia, come ho già raccontato, è stato anche in parte più semplice perché non dovevamo più pensare ai ragazzi, ma ci siamo ritrovati a pensare a noi come persone, come coppia, in un posto che, come quelli precedenti, ci era in buona parte estraneo perché in Italia comunque mi sono sentita straniera in patria. Lo avete letto quel mio articolo in cui ho scritto di questo sentimento nuovo? Lo trovate qui.

Adesso, ad un anno di distanza, mi accorgo che dal punto di vista affettivo questo permanere in italia mi ha dato e restituito molto di tutto quello che in 24 anni era andato perso in maniera naturale, senza che nemmeno me ne accorgessi mentre succedeva e soprattutto perché tutto sommato era “giusto” così.

Come mi sono accorta e apprezzato questa restituzione?

Principalmente dal mio andare e tornare da Lecce praticamente tutti i mesi per circa metà mese. Il lavoro da remoto mi ha permesso di organizzarmi senza strappi, ma ho potuto vivere il quotidiano nella mia città con persone che ho lasciato tanto tanto tempo fa. Parlo di amicizie del periodo del liceo ma anche di amici che sono nella mia vita da prima, da quando ero bambina. Non avevo mai veramente perso queste persone, è chiaro, ma il fatto di vederle spessissimo in questo anno ha fatto riemergere tanto, e con una naturalezza che quasi mi ha sorpresa. Sono stata sempre molto coccolata e tutte le volte è stata per me una possibilità di entrare nella loro vita di tutti i giorni e per loro di sapere di più della mia. Ho avuto amici che mi aspettavano e me lo hanno dimostrato con enorme affetto, per esempio facendosi trovare in stazione o aeroporto al mio arrivo. Ho scambiato punti di vista e osservato dinamiche a me estranee perché inserite in un contesto che non mi apparteneva più e di cui sapevo poco.

Un’altra grande riflessione ha a che fare con l’affrontare e vivere la quotidianità dei miei genitori. È stato nuovo e naturalmente anche loro non sono gli stessi di quando sono partita tanti anni fa. Esigenze cambiate di cui mi sono presa cura o fatto carico, piccole e grandi, quelle che non ti aspetti finché non ci sei dentro. Inevitabilmente. Perché siamo la generazione di mezzo tra genitori e figli e se da lontano non puoi fare poi tanto dal punto di vista pratico, da vicino devi fare in modo di restituire l’aiuto e il supporto che i genitori ti hanno dato a suo tempo. Questo è stato il mio pensiero e la mia guida in questi mesi.

Poi mi è piaciuto girare per la mia città senza perdermi, avendo punti di riferimento mai smarriti, tornare davanti al mio liceo o alla paninoteca frequentata da ragazza, con quella strana sensazione di riconoscere tutto e allo stesso tempo niente. Nello stesso tempo mi sono resa conto di quante cose non conosco ancora del mio territorio. Sono andata via a 19 anni e sono sempre tornata per brevi periodi. Nella mia riflessione finale, comunque, ho la conferma che la scelta di vita che ho fatto, e che ho poi confermato, di spaziare altrove, oltre le mie radici che rimangono comunque radicate, mi si cuce addosso.

E poi c’è Milano. L’ho scritto qua e là sui miei social, ma lo ripeto ancora volentieri: Milano mi ha stregata.

Oltre al fatto che stare a Milano mi ha permesso di vedere di più mio fratello e altre persone a me care, è stata proprio la città che mi ha affascinata. Riguardo le foto di questo anno e ripercorro tutte le iniziative a cui ho partecipato e confermo che Milano offre veramente tantissimo. Ce n’è per tutti i gusti ed esigenze e non è assolutamente vero che tutto costa troppo. Mi spiego meglio: moltissime attività sono del tutto gratuite, basta saperle cercare. Bisogna, come si suol dire, stare sul pezzo e seguire gli eventi, registrarsi obbligatoriamente e forse fare qualche fila, ma a me tutto questo non ha mai dato fastidio. Mi sono davvero divertita e poi, sinceramente, anche senza per forza andare ad un evento basta prendere la metro e andare in Piazza Duomo, per dirne una, e ci sarà sempre qualcosa da fare, anche solo passeggiare.

 Ecco: camminare in Italia ha avuto un senso tutto nuovo per me. Vivere tanti anni nell’area del Golfo e poi in Egitto non mi ha concesso di godere del movimento all’aria aperta: il caldo estremo, l’aria condizionata come unico rifugio, il corpo che quasi dimentica cosa significhi camminare senza una meta precisa. Vuoi per le temperature a volte proibitive, vuoi per la sabbia che gira vorticosamente in aria e a cui comunque ci si abitua, l’esperienza di muovermi a piedi a Milano, a Lecce e in giro per l’Italia è stata pazzesca. I cieli blu acceso, o le nuvole grigie e cariche di acqua..eh lo so che posso sembrare estrema e romantica ma…chi può capirmi sa di cosa sto parlando.

Capitolo lingua: in Italia non ho dovuto tradurre i miei pensieri. Non ho dovuto cercare la parola giusta in un’altra lingua, semplificare quello che sento per riuscire a farmi capire, scegliere le battute che reggono anche fuori dal loro contesto. Posso essere ironica, posso essere seria, posso perfino sbagliare un congiuntivo sapendo che chi mi ascolta capisce che è stanchezza e non ignoranza! 😉 Ci sono cose che si possono dire solo nella propria lingua, di questo sono stata convita dal primo momento in cui ho cominciato ad usare l’inglese che per esprimere i miei sentimenti continua ad essere ancora una lingua in cui non trovo le sfumature che uso o userei in italiano.

Capitolo sanità: chi mi dice che in Italia è un caos me lo mangio! Scherzo ma non troppo. Ok, ho visto i punti deboli del sistema, la burocrazia infinita e le liste di attesa lunghe, ma sono arrivata alla conclusione che il livello dei medici che ho dovuto incontrare è molto alto. Traspare competenza e vi assicuro che questo è tantissimo dopo che hai vissuto in un posto in cui per trovare il medico competente, che sia la “gem”, devi faticare non poco. Poi per carità io ho avuto esperienze positive dovunque negli altri paesi in cui ho abitato, ho partorito due volte all’estero, in un ospedale dell’isola di Madeira in cui non si parlava inglese ma tutti erano all’altezza di ciò che stavano facendo, però…insomma il sistema sanitario italiano non mi sembra affatto da cassare, anzi, forse andrebbe raccontato più spesso, senza troppa retorica. Fino ad ora non mi sono mai espressa sull’Italia perché l’ho lasciata troppo giovane e le esperienze, lo stile di vita, erano molto diversi dal momento che sto vivendo adesso. Ma stavolta credo di poter dire la mia con consapevolezza.

E poi c’è la parola casa, che in questi anni ha smesso di indicare un indirizzo. Casa è dove trovo le persone giuste, in un momento o nell’altro della mia vita, che sia a Lecce, a Milano o altrove ancora e come dico sempre: “sto andando in una delle mie case”

Questa Italia mi ha dato tanto, molto più di quanto immaginavo.

Ne sono consapevole e grata.

Valeria, Milano

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