rientro italia
8 Gennaio 2026

Rientro in Italia??

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Mi trasferii nel nord della Scozia nel lontano 2005, seguendo mio marito in un’esperienza lavorativa che sarebbe dovuta durare due anni.
Eh sì… avrete già notato che quei due anni sono diventati venti: ad aprile di quest’anno, infatti, abbiamo aggiunto uno zero a quel 2.

Vivere in Scozia – sempre equipaggiati con giacche impermeabili e galosce – è stato appassionante e stimolante per un certo periodo. Paesaggisticamente è un paese bellissimo; siamo vicini alle Highlands, in un posto piccolo e sicuro dove crescere una famiglia. (La mia prima figlia aveva un anno e l’altra era in arrivo quando ci siamo trasferiti.)

È stato un cambiamento vantaggioso sotto diversi punti di vista: poca burocrazia, servizi efficienti e salari adeguati.

La consapevolezza di restare solo per un periodo limitato ci spinse a voler conoscere tutto in fretta: fare gite fuori porta, visitare parchi e castelli, immergerci nella vita locale. Era diventata quasi una missione.

Le mie giornate trascorrevano tra gruppi per mamme e bambini, la crèche, nuove amicizie e l’esplorazione di un centro città pieno di negozi dove, con mio enorme stupore, potevi comprare senza provare nulla (comodissimo quando hai figli piccoli). Se poi qualcosa non andava bene, bastava riportarlo indietro per ottenere un rimborso totale: all’epoca, impensabile in Italia.

Persino fare la spesa era un’esperienza nuova: i prodotti italiani erano quasi assenti sugli scaffali degli enormi supermercati scozzesi, e così ogni acquisto richiedeva tempo, pazienza e un po’ di spirito di adattamento.

Per molto tempo la Scozia non è stata “casa”: sapere di avere una data di scadenza non mi faceva sentire davvero stanziale. Solo dopo diversi anni ha iniziato a diventarlo. Non vi nascondo che, nel frattempo, il desiderio di rientrare in Italia è tornato ciclicamente: ogni tre anni, puntuale, la nostalgia bussava alla mia porta.

All’epoca i social network stavano appena affacciandosi al mondo, ma non erano certo ciò che sono oggi.

Avevamo stilato una lista di pro e contro quando ci trasferimmo, con un evidente vantaggio dei primi—forse perché, in fondo, sapevamo che in ballo c’erano solo un paio d’anni. Tra i pro c’era anche la possibilità di far crescere le nostre figlie bilingui.

Le ragazze oggi sono ormai madrelingua, giovani donne all’università, e vivono fuori casa. E da un po’ di tempo, complice il famoso empty nest, stare qui mi pesa davvero tanto. La lontananza dagli affetti, l’età che avanza, e persino l’aspetto climatico mi fanno rivalutare tutto: la pioggia quotidiana, il cielo sempre grigio, il lungo buio invernale stanno diventando sempre più insopportabili. Un mio amico una volta mi disse: «Sì, la Scozia è bella… se sei un impermeabile.»

La solitudine ormai mi si è appiccicata addosso come un cappotto bagnato, di quelli in cui senti l’umidità penetrarti nelle ossa.

Adesso è tempo di tirare le somme.
L’espatrio ti dà molto, ma ti toglie altrettanto se alle spalle hai una rete di affetti solida e una famiglia unita: la lontananza pesa, soprattutto in certi momenti.

La Scozia resta un Paese che ci ha dato tantissimo, e per questo l’esperienza dell’espatrio è qualcosa che consiglierei a chiunque. Ma il desiderio di rientrare in patria — con tutte le paure del caso, dopo un pezzo di vita lungo vent’anni, e andando decisamente controcorrente rispetto ai numeri annuali degli espatri italiani — è ormai l’unica idea che coltivo.

Lucia, Scozia

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1 commento

  • “L’espatrio ti dà molto, ma ti toglie altrettanto se alle spalle hai una rete di affetti solida e una famiglia unita: la lontananza pesa, soprattutto in certi momenti” quanto mi trovi d’accordo con questa tua frase!

    Io sono esattamente a meta’ dei tuoi anni da expat (10) pero’ la sensazione che provo e’ esattamente la stessa.

    Un abbraccio, Nicole

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