21 Maggio 2026

Rientrare in Italia

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Vivo in Svizzera da sei anni, dopo esserci piombata un po’ inaspettatamente – ero venuta con marito e figlia a trovare mia suocera per un weekend… ma era il marzo 2020, e ci hanno letteralmente chiuso la frontiera dietro le spalle. Il Covid insomma ci ha fatto mettere radici in terra elvetica, ma questa è un’altra storia… 

Sei anni, dicevo. Mi sono ormai abituata ai treni puntuali, alla cena alle 19, alla scuola che a mia figlia fornisce i libri e perfino i quaderni (altro che collette per la carta igienica). La mia vita è cambiata: mi sono innamorata del mio Paese di approdo più di quanto immaginassi possibile, e sono diventata una mamma expat. La mia vita si è ben radicata qui, a due passi dal lago Lemano. Ma qualche volta mi chiedo: “E se un giorno decidessimo di tornare? Che Paese troveremmo ad accoglierci?”.

Penso che chiunque viva all’estero abbia, consapevolmente o inconsapevolmente, un “piano di rientro” nel cassetto, o quantomeno un pensiero che bussa alla porta di tanto in tanto; magari durante le vacanze, o quando i genitori (sempre più anziani) ci salutano in aeroporto. Nel mio libro “Crescere Expat”, nato da un’indagine su oltre 1.250 genitori italiani nel mondo, c’è un intero capitolo intitolato proprio “E se tornassimo?”. Lì ho raccontato come il desiderio di rientrare ci accompagni talvolta fin dal “giorno uno”, e come però si scontri con la paura di non trovare una rete adeguata.

Oggi sento il bisogno di andare oltre, e dare voce a chi quel passo l’ha fatto. Per questo ho lanciato una nuova ricerca, sempre con il sostegno della Fondazione Migrantes, dedicata proprio ai genitori “ex expat”: quelli che hanno vissuto fuori e sono poi tornati in Italia con i figli.

Delfina Licata, sociologa della Fondazione Migrantes e curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo, sostiene giustamente che la mobilità non debba essere una strada a senso unico. Esiste il diritto di partire, ma deve esistere anche il diritto di tornare. Eppure, sappiamo poco di come si viva il “dopo”: l’Italia è oggi un Paese realmente accogliente per le famiglie mobili?

Attraverso un questionario – rigorosamente anonimo – questa nuova indagine punta i riflettori su aspetti molto concreti che ho iniziato a esplorare in Crescere Expat. Si parla di servizi all’infanzia, di scuola, di welfare, ma anche dell’impatto reale delle agevolazioni fiscali per il rientro dei cervelli. Com’è l’impatto con l’Italia, dopo anni all’estero? Il confronto tra i diversi sistemi educativi? Una volta tornati a vivere in Italia, i rapporti coi nonni diventano più stretti, più intensi, grazie alla vicinanza logistica? E soprattutto, chi è tornato è soddisfatto della scelta… o ripartirebbe?

Per avere risposte servono i dati. Ed è qui che entrate in gioco voi, amiche di Amiche di Fuso. Se siete rientrate in Italia dopo un periodo all’estero e avete almeno un figlio under 25, la vostra esperienza è preziosissima. Non importa se siate tornate da sei mesi o da sei anni: ciò che conta è il vostro punto di vista di genitori che hanno conosciuto “l’altrove” e hanno deciso di scommettere di nuovo sull’Italia.

Partecipare è semplice e richiede circa una ventina di minuti (ben spesi, lo prometto!). I risultati saranno pubblicati in un saggio all’interno del Rapporto Italiani nel Mondo 2026. Sarà il nostro modo per dire alle istituzioni: “Ecco chi sono le famiglie che tornano in Italia dall’estero, e di cosa hanno bisogno”.

Se siete nella situazione giusta, vi invito a compilare il questionario. Se invece, come me, siete ancora all’estero, fate girare questo appello tra le vostre amiche o conoscenti che hanno già rifatto le valigie verso l’Italia. Il passaparola è la nostra forza più grande.

Potete partecipare alla ricerca cliccando qui: https://bit.ly/ricerca-famiglie-rientrate-da-estero

Il questionario resterà aperto fino a giugno 2026. Aiutateci a capire se l’Italia è un Paese dove tornare è un’opportunità  vera… o se è più che altro un atto di coraggio. Per noi che siamo fuori e per voi che siete tornate, questa è la nostra storia.

Grazie di cuore.

Eleonora

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