Tramonto nel deserto di abu dhabi durante il mese di Ramadan
24 Febbraio 2026

Ma é davvero Ramadan?

Elisa, Abu Dhabi • 0 commenti

Questo é il mio secondo Ramadan negli Emirati. Prima di vivere qui, ci sono stati anni di Ramadan londinesi particolarmente sentiti.

C’é stato il 2019 in cui ho digiunato per la prima volta, rompendo il digiuno a casa di un’amica giapponese alle 21.19. Il Ramadan a giugno significa digiuno di oltre 18 ore, e in quella determinazione ritrovo un lato di me che ammiro e che mi fa tenerezza -quella spinta a superare i miei limiti, fisici e mentali, per conoscere una parte di me che non pensavo esistesse. É stato l’anno in cui ho conosciuto gli iftar della Grande Moschea e quelli del Ramadan Tent Project, e in cui l’infatuazione aveva portato una serendipità che mi faceva paura la notte, perché sapevo che un giorno, come l’estate, sarebbe finita, e forse una parte di me sapeva anche che non mi sarebbe piaciuto quello che avrei scorto dietro di essa.

C’é stato un Ramadan in Macedonia durante il Covid, in cui eravamo chiusi in casa per il coprifuoco tra le 16 e le 5 del mattino, e il digiuno era un modo per darmi disciplina e per attaccarmi a un filo della mia vita londinese che si era spezzato con un dolore sordo, che volevo ignorare. Il Ramadan finito sulle sponde del lago Ohrid, sulle rive del quale ho mangiato il mio primo pasto alla luce dopo 30 giorni, meravigliandomi del fatto che la serendipità, anche se diversa, era ancora parte della mia vita.

Ci sono stati due Ramadan londinesi dopo Skopje, in cui il dolore che avevo provato ad ignorare mi ha scossa fino al midollo, in cui ho dovuto ricostruire la mia fiducia nelle amicizie e nelle relazioni amorose a partire da quale era la mia definizione di questi due concetti. Due Ramadan in cui mi sono costruita una nuova rete con cui rompere il digiuno, lasciando che dalle sue maglie larghe sfuggissero tutte le persone che non erano destinate a restare. Due anni di cambio di pelle e di prospettiva -sulla religione, sulla spiritualità e su cosa fosse per me la disciplina.

C’é stato il Ramadan del 2023, iniziato su una spiaggia del Choco. Il Ramadan dove ho preso il brevetto di immersione in Messico, portando le mie bombole di ossigeno sotto il sole e i 40 gradi del Quintana Roo, dove la mia pratica di yoga serale era così concentrata che spesso dimenticavo di rompere il digiuno quando calava il sole. Forse il primo Ramadan in cui bastavo a me stessa.

Il Ramadan del 2024 é stato solitario. Con una neonata in braccio, senza digiuno, e improvvisamente senza un network di amici musulmani in città perché si erano tutti trasferiti altrove nei 12 mesi precedenti, guardavo le luci accendersi nelle case in cui si consumava il suhoor mentre allattavo mia figlia e mi dicevo che l’anno successivo, vivendo negli Emirati, avrei sicuramente riconnesso con la pratica spirituale del Ramadan.

E invece mi sono sorpresa di ritrovarmi in un contesto in cui cambiava poco e niente. Certo, orari ridotti per il digiuno. Ma i ristoranti e i caffé continuavano a servire cibo all’aperto, gli orari lavorativi ridotti non erano sempre rispettati, e avendo scelto di vivere in un quartiere all’80% occupato da expat, mi sono sentita più isolata che mai. Ricordo una spesa al Carrefour di Yas Mall con mio marito, in cui ho attraversato il centro commerciale circondata da persone con tazze di Starbucks e Costa o sedute nella food hall chiedendomi come questa scena potesse produrre in me una tale sensazione di straniamento, quando venivo dalla cristiana Europa in cui nessuno si era mai fermato per il digiuno. Forse era proprio per questo che mi aspettavo che il Ramadan si sentisse al di là del rallentamento del traffico. Forse avevo sottovalutato la dispersione di una città così grande, amplificato da un lavoro full time e dalla presenza di una bambina di un anno.

Quest’anno sono stata invitata a un brunch per un baby shower il primo weekend del Ramadan. Pensavo di averci fatto l’abitudine, invece questo straniamento davanti alla disconnessione della vita degli expat dal mese del digiuno tocca ancora un nervo un po’ scoperto. Mi sembra di attraversare questo mese in un limbo di disagio, sospesa tra i Ramadan del passato, quelli che avevo immaginato essere i Ramadan del futuro e la fase di vita in cui sono che li rende inarrivabili. E pur abitando in un Paese musulmano, mi chiedo spesso, tra una sessione di allattamento e un’altra, parlando con i vicini tanto multiculturali quanto non digiunanti, se sia davvero di nuovo Ramadan.

Elisa, Abu Dhabi

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