R U OK? Day è una ricorrenza annuale australiana che cade il secondo giovedì di settembre.
Questa giornata nazionale ha come scopo quello di incoraggiare gli australiani ad avviare conversazioni significative ed a confrontarsi quindi con amici, famigliari e colleghi.
Si tratta di una giornata di azione per ricordare a tutti che ogni giorno è il giorno giusto per chiedersi, e chiedere, “Stai bene?”. Così come iniziare conversazioni quando si nota che qualcuno sta attraversando un momento difficile. Aprirsi all’ascolto vero insomma.
L’obiettivo è incoraggiare le connessioni significative e normalizzare le conversazioni sulla salute mentale ed il benessere emotivo.
Il colore simbolo di questa giornata è il giallo, perché questo colore simboleggia l’ottimismo, la gioia e la felicità.
R U OK? Day è una giornata nata per onorare la memoria di Barry Larkin, che purtroppo perse la vita suicidandosi. Il creatore, è il figlio che nel 2009 scelse di porsi solo una domanda per onorare il padre e cercare di proteggere altre famiglie dal dolore che lui aveva subito.
“Are you OK?” è la domanda che faccio più spesso al lavoro alle mie colleghe. Non solo quando le vedo in difficoltà, o so che devono affrontare una mattina sfidante e impegnativa, ma anche quando le vedo sorridere alla pausa pranzo. Insomma, tra noi ci chiediamo spesso se va tutto bene o se abbiamo bisogno di un cambio.
Una delle cose che mi rende felice è far star bene gli altri. Magari con una battuta, un po’ di ironia o un sorriso.
Le colleghe amiche mi prendono in giro, bonariamente intendo, dicendo che il mio motto è “What to do”. Sempre accompagnato da un’alzata di spalle e dal movimento delle mani con i palmi rivolti verso l’alto.
Cerco di sdrammatizzare ogni volta che percepisco tensioni, nervosismo o arrabbiature.
Tra noi si è aperti alla conversazione, all’ascolto, al confronto, alla condivisione.
Sono fortunata perché ho trovato delle colleghe meravigliose. Ci supportiamo e sosteniamo a vicenda, ci incontriamo spesso al di fuori dell’ambiente di lavoro, ridiamo, scherziamo. Tra noi è nata una bella amicizia fatta di complicità e intesa.
Fino a qualche tempo fa era più o meno così con tutto lo staff della scuola. C’era rispetto, stima, confronto, ascolto. Purtroppo però la scuola in cui lavoro negli ultimi mesi ha subito numerosi cambiamenti che hanno minato l’equilibrio e l’armonia che regnava precedentemente.
Chiedere “R U OK?” significa essere aperti ad ascoltare una risposta. Probabilmente corta e positiva, ma talvolta negativa, che richiede voglia di ascoltare e prestare attenzione.
Quindi, non si tratta di un ascolto superficiale e di facciata, cosa che purtroppo spesso accade qui. Prestare attenzione significa interrompere, almeno per un attimo, quello che stiamo facendo.
Per far prevalere il nostro bisogno di sentirci utili. È voler apparire comprensivi e interessati, ed aprirci veramente a ciò che l’altra persona sta vivendo.
“Come stai adesso? Are you OK?” Mi ha chiesto un’amica, nonché collega, quando ci siamo riviste per un caffè durante queste vacanze scolastiche.
“Finalmente sì!” le ho risposto.
Ho ritrovato il mio sorriso.
Ho recuperato la forza, l’ironia e tutta la leggerezza che mi caratterizza.
Con un’alzata di spalle ho buttato indietro tutte le cose che mi avevano deluso e amareggiato qualche settimana prima al lavoro.
Personalmente trovo questa domanda bellissima e importante, ma solo se viene posta nel modo giusto. E soprattutto se si è disposti ad ascoltare la risposta da parte dell’altra persona. Mi dispiace solo che qui, troppo spesso, vedo e sento tanta superficialità.
E voi come state? State bene?
Drusilla, Melbourne
PS: Se volete maggiori informazioni potete andare sul sito di R U OK? Day.





