Scrivo questo articolo dalla mia casa estiva in Calabria, con il termometro che segna quasi sempre oltre i 40 gradi. Spesso c’è vento bollente, il sole non lascia scampo, e ogni gesto richiede il doppio dell’energia.
In questi giorni ho capito una cosa semplice: quando le condizioni intorno a te cambiano così tanto, anche tu devi cambiare. Non puoi pretendere di vivere l’estate come vivi il resto dell’anno.
Ora, con questo caldo, capisco che il momento di agire non significa fare tutto e subito. Significa fare solo ciò che conta davvero, lasciando andare il resto.
Con 40 gradi non si può correre dietro a tutto. Il corpo si ribella, la mente si annebbia, e le energie di colpo sembrano dimezzate.
Pago sicuramente che ho tirato parecchio prima di scendere in Calabria per potermi permettere di stare qui un mese e mezzo. L’idea era di continuare comunque a lavorare fino a inizio agosto da qui, prima delle vacanze vere e proprie, ma non è andata come avevo immaginato.
Quando sono arrivata, dopo un viaggio incubo in treno con la mia micia al seguito, ho avuto un crollo. Io che vado sempre a letto tardi e mi sveglio presto, io che non faccio mai il riposino dopo pranzo, mi addormentavo a tutte le ore del giorno!
All’inizio ho provato a fare resistenza, per seguire quella vocina che dice “dovresti comunque fare tutto quello che avevi in programma”. Poi ho smesso di ascoltarla perché il mio corpo non collaborava.
Ho imparato che quando le condizioni esterne cambiano, o si hanno delle vicissitudini che non avevamo previsto, è inutile resistere: anche i piani devono cambiare. Non è pigrizia, è ascoltarsi. È capire che forzare contro un limite reale, che sia il caldo, la stanchezza o un imprevisto, non porta a nessun risultato migliore. Porta solo a esaurirsi prima.
D’inverno amo i dettagli, le liste precise, le giornate scandite bene. Qui in Calabria, con questo caldo, l’unica cosa che funziona davvero è chiedermi ogni mattina: cosa è davvero necessario oggi? E lasciare che tutto il resto aspetti.
Non è rinuncia. È scegliere con più cura, sapendo che le energie non sono infinite.
Ho capito che l’estate, soprattutto quando è così intensa come quest’anno, non chiede prestazioni. Chiede presenza. Chiede di ascoltare il corpo prima della lista delle cose da fare.
Le ore più calde della giornata, qui, sono diventate ore di pausa vera. Non perché sono diventata pigra, ma perché ho imparato che spingere contro il caldo non serve a niente, se non a farmi arrivare a sera sfinita.
E allora rimando. Sposto. Scelgo di fare le cose importanti nelle ore in cui riesco davvero a farle bene, la mattina presto o la sera tardi, e lascio che il resto si sistemi con calma, senza ansia.
Perché forse il vero insegnamento di questa estate bollente non è imparare a fare di più nonostante il caldo. È imparare a fare meno, ma meglio.
A lasciare andare il perfetto, quando le circostanze chiedono solo il possibile.
E quando le condizioni cambiano, che sia il termometro o la vita stessa, forse il gesto più saggio non è resistere. È adattarsi, con gentilezza verso se stesse.
Federica, Italia




