Come ho imparato in Svezia che la felicità non è correre, ma respirare.
Nel Paese dove la luce invernale dura poche ore e il silenzio è parte della giornata, ho scoperto che il benessere non nasce dal fare di più, ma dal fare abbastanza. E che la semplicità può essere una forma di libertà.
È stato durante il mio primo inverno in Svezia che ho capito che il silenzio può essere un linguaggio. Le giornate a Uppsala finivano alle tre del pomeriggio, quando il sole spariva dietro all’orizzonte, la neve copriva tutto come un tappeto bianco e la gente sembrava muoversi con calma, quasi in punta di piedi.
Io, invece, arrivavo dall’Italia con le mani che parlano più della bocca e l’abitudine a fermarmi a chiacchierare con chiunque, anche per un’insignificante osservazione sul tempo, fatta con uno sconosciuto ad una fermata d’autobus o in fila dal panettiere. All’inizio pensavo che i svedesi fossero freddi, distanti, forse un po’ tristi. Poi ho imparato una parola che mi ha cambiato prospettiva: lagom.
Il significato di lagom: “né troppo, né troppo poco”
In svedese lagom significa equilibrio: né troppo, né troppo poco. È una filosofia che si ritrova in ogni aspetto della vita svedese — dal lavoro alla tavola, dai rapporti umani all’arredamento.
Non è una regola rigida, ma un modo di pensare. Lagom è la via di mezzo che sazia senza stancare, la calma che lascia spazio all’essenziale.
All’inizio mi sembrava una vita senza colore. Poi ho capito che lagom non è grigio: è luce soffusa, è respiro, è libertà dal bisogno di esagerare.
La fika: un piccolo rito di benessere quotidiano
Il primo impatto con il lagom l’ho avuto durante la fika, la celebre pausa caffè svedese.
Non è solo un momento per bere caffè e mangiare una brioche alla cannella: è una pausa vera, quasi sacra, per rallentare.
Nessuno la salta, nemmeno al lavoro. Ci si siede, si parla, si respira.
Quando ho iniziato a concedermi una fika ogni giorno, mi sono accorta che non avevo più bisogno di riempire ogni minuto: cominciavo a godermi il tempo.
Il minimalismo
Anche le case svedesi sono lagom: linee semplici, colori chiari, luce naturale. Non fredde, ma essenziali.
Ricordo la prima volta che ho pensato: “manca qualcosa”. Poi, dopo qualche minuto, ho capito che non mancava nulla. C’era tutto ciò che serviva — e niente di più.
In Italia siamo abituati a identificare il benessere con l’abbondanza: di emozioni, di piatti, di parole. In Svezia il benessere nasce dal dosare, dal trovare la giusta misura. Una candela accesa in una stanza silenziosa può valere più di una cena rumorosa.
Relazioni lagom: l’affetto che non ha bisogno di clamore
Anche nei rapporti personali, lagom è una piccola rivoluzione.
In Italia l’amicizia e l’amore si esprimono con abbracci, parole, grandi gesti. In Svezia l’affetto è più silenzioso: un messaggio breve ma sincero, un caffè offerto, un sorriso vero.
All’inizio mi sembrava freddezza. Ora so che è rispetto: lasciare spazio, ascoltare, non invadere.
Forse è un’altra forma d’amore – più discreta, ma altrettanto profonda.
Lavorare per vivere, non vivere per lavorare
Nel lavoro, il lagom è sinonimo di equilibrio.
Le giornate lavorative finiscono in orario, i weekend sono sacri, la vita privata è un diritto, non un lusso.
Nessuno si vanta di fare tardi in ufficio, e questo mi ha colpito molto. In Italia, spesso, misuriamo il valore nel sacrificio; in Svezia, nella qualità della vita.
La calma come forma di forza
Il lagom è anche un modo di stare nel mondo.
Durante l’inverno ho imparato a non combattere il buio, ma ad accoglierlo: accendere una candela, cucinare qualcosa di caldo, leggere senza sentirsi in colpa.
Il benessere, qui, non nasce dal “fare di più”, ma dal fare abbastanza. È la libertà di scegliere il proprio ritmo, di non essere sempre in gara.
Due culture, un equilibrio possibile
Quando torno in Italia e parlo di lagom, molti sorridono: “Sì, ma non ti manca la passione?”.
In parte sì. Ma forse la ricetta giusta è un po’ di entrambe: il calore italiano e la calma svedese.
Ho capito che lagom non è “meno”, ma “giusto per me”. È dire basta quando serve, ma anche concedersi un dolce in più senza sentirsi in colpa.
Forse il vero benessere è tutto qui: sapere quando fermarsi, quando respirare, e quando semplicemente godersi un momento di silenzio davanti a una finestra che risuona sotto il ticchettio della pioggia.
Da quando vivo in Svezia, non cerco più la perfezione: cerco la pace.
E se penso alle donne che vogliono apparire sempre forti, multitasking, appassionate, vorrei dire loro questo: a volte la vera forza è rallentare.
Non per rinunciare, ma per ritrovarsi. Perché, come dicono gli svedesi, lagom är bäst — “il giusto è sempre meglio”.
Wanda, Svezia





