Da Napoli alla Svizzera, passando per la cucina, il coraggio di ricominciare e il progetto “Pancia Felice”.
Chi guarda la mia foto con il lago alle spalle – scattata nel 2013, appena arrivata a Thun – potrebbe pensare che fossi lì in vacanza, serena e fiduciosa.
La verità? Dentro avevo più paure che certezze.
Ma quella foto oggi è un simbolo della mia rinascita, così come lo è la foto con il giubbotto viola, scattata qualche giorno fa (faceva ancora freddo), durante una delle mie camminate.

Chi conosce Thun immagina probabilmente le sue famose statuine, il lago cristallino, le montagne maestose.
E io, quando sono partita da Napoli, pensavo di arrivare proprio in una cartolina.
Ma la vita, si sa, ama sorprendere: la Svizzera mi ha accolta con freddezza, silenzi, burocrazia… e con la grande occasione di riscrivere tutto da capo.
Sono arrivata qui per dare a mio figlio un futuro migliore, con la convinzione profonda che ci fossero opportunità che la mia città – con tutto l’amore che ancora provo per lei – non poteva garantire. Quel sogno si è realizzato, sì, ma non nel modo che immaginavo.
Ero arrivata con un compagno che, come me, amava cucinare: io cuoca, lui pizzaiolo. Ma non bastava. La relazione si spezzava ogni giorno un po’ di più.
E per un po’ ho avuto paura.
Paura di restare sola, lontana da tutto ciò che conoscevo.
Paura di non farcela.
Ma la forza, quella vera, si rivela quando siamo costretti a guardarla negli occhi.
E io l’ho trovata dentro di me.
Dopo quella separazione, ho scelto di non accontentarmi più. Ho iniziato a prendermi cura di me: ho scelto di tornare a studiare, a lavorare, a capire come poter essere davvero felice. Da sola, prima di tutto.
E la cucina, ancora una volta, è stata il mio rifugio e la mia cura.
La mia storia non è solo fatta di cambiamenti geografici.
Per oltre trent’anni ho lottato con disturbi alimentari profondi, legati a ferite emotive che sembravano impossibili da guarire.
Il mio lavoro come Operatrice Socio-Sanitaria (OSS, titolo che ho poi convalidato in Svizzera) mi ha messa ogni giorno a contatto con persone fragili, malate, e con il loro coraggio.
E attraverso loro ho capito quanto sia importante stare bene dentro, per guarire anche fuori. Corpo e mente sono intrecciati. E noi dobbiamo imparare ad ascoltarci.
Un altro grande ostacolo? Il tedesco. Non lo sopportavo.
Poi ho incontrato il bernese, con la sua musicalità tutta sua, e ho cominciato ad apprezzarlo.
E ora… ho un compagno tedesco che vive in Italia. Ma questa è un’altra storia, e merita un capitolo tutto suo.
La vera svolta è arrivata quando ho capito che la mia trasformazione poteva servire anche ad altri.
Ho scelto di diventare una guida verso uno stile di vita sano, di mettere a frutto la mia esperienza personale e professionale per accompagnare chi, come me, sta cercando di ritrovare sé stesso.
Così è nato il percorso “Pancia Felice”, che aiuta le persone a prendersi cura della propria salute attraverso l’alimentazione consapevole, il reset del terreno biologico e l’ascolto delle emozioni.
In fondo, porto dentro di me l’anima di Napoli: una città che insegna a sentire, a cucinare con amore, e a trasformare anche il dolore in bellezza.
“Pancia Felice” è il mio modo di onorare tutto questo, unendo la saggezza della mia terra con ciò che ho imparato qui in Svizzera.
È un progetto di benessere esperienziale, ma anche una dichiarazione d’amore per chi vuole ripartire davvero.
Thun, oggi, non è più solo la città delle statuine.
È il luogo dove mi sono rimessa al mondo.
Dove ho scoperto che anche la donna fragile della foto sul lago aveva in sé una forza che non immaginava.
E ogni giorno, con gratitudine, continuo questo viaggio verso la mia versione migliore.
Se ti riconosci in questa storia, se anche tu stai vivendo un momento di trasformazione,
se senti che la tua pancia – o il tuo cuore – ti stanno chiedendo attenzione,
ricorda che ogni piccolo passo è già un successo.
E che non sei sola. Mai.
Con gioia, Imma





