il valore della fatica nel nuoto
20 Luglio 2026

Il valore della fatica

Mimma Dubai • Commenti di 0

Guardando come mia figlia ha affrontato gli esami di fine anno ho iniziato a pensare che “il valore della fatica” potesse essere un buon argomento per il mio consueto articolo per le amiche di fuso.

Mia figlia ha quindici anni e quindi è proprio in quella fase di grande cambiamento in cui sei sempre più vicina ad essere adulta ma con ancora alcuni tratti del bambino morbidoso.

Faccio una premessa: ho come figlia una ragazza davvero speciale che mi riempie sempre di meraviglia e mi porta a riflettere.
Sta diventato una persona sempre più interessante.
Mi chiedo quanto questo sia merito di noi genitori, del contesto in cui vive, di fortuna o del nuoto.
Il nuoto è parte integrante della nostra vita.
È entrato per caso nella nostra vita.
Una abilità che volevamo che lei avesse per goderci la vita in un paese caldo.

Poi la scuola inglese che ne faceva parte integrante del curriculum, il loro team e le gare tra le scuole l’hanno trasformato in qualcosa in più.
Una parte importante delle sue giornate.
Irrinunciabile.

Il nuoto è stata l’ancora di salvezza in due momenti cruciali della sua vita. Durante il covid, il primo anno a Dubai è stata il modo in cui è riuscita a socializzare, dove ha incontrato quelle che sono le sue amiche qui.
La stessa cosa durante la guerra.

Ci ha dato la sensazione di avere ancora una vita.
Ma osservarla durante questi esami mi ha fatto capire ancora di più il valore di tutto quello che questo sport le sta insegnando.
Il nuoto ti insegna che senza la fatica non si va da nessuna parte.
Ti insegna anche che la fatica da sola non basta.
Serve discilina, organizzazione.
Serve una grande lucidità mentale.
Il “tutto subito e facile” non succede mai nel nuoto.
E il valore della fatica lo impari non solo perché devi allenarti ogni giorno, dopo una lunga giornata a scuola. Non solo perché spesso devi svegliarti alle 4.30, ma anche nelle lunghe giornate chiuse nel palazzetto a cercare il risultato su una gara che dura anche 27 secondi.

Ho visto mia figlia prepararsi agli esami senza porsi il problema.
E cosi la sua amica del nuoto.
Compagne di scuola e di nuoto.

Le ho viste al venerdì, tornate da scuola, mangiare una cosa veloce, mettersi a studiare e poi, senza sosta, andare velocemente agli allenamenti.
Mi sono accorta che hanno sviluppato l’abilità di fare con continuità le cose scomode, faticose: semplicemente è normale.
Perché a un certo livello il nuoto non può essere giustificato solo da un “Le piace”.

Devi per forza spingerti oltre la tua comfort zone.

E, se sembra insormontabile all’inizio, poi non lo diventa più.

E lo dice la neuroscienza.

Lo sport per noi è questo.
Un continuo esercizio a fare cose scomode.
Con continuità
A salire sul blocco sapendo che le possibilità di migliorarti sono più basse di quelle di fallire.
Nuotare anche se ti fa male tutto.
Andare all’allenamento anche se è stata una giornata difficile a scuola.
E ogni giorno ricominciare daccapo.
Spesso non riusciamo a fare le cose perché ci manca questo allenamento alla fatica.
Che non è solo fisica.
Ma anche mentale.
Spesso ci hanno fatto credere che la felicità è nelle cose facili.
Invece spesso la felicità viene dopo una grande fatica.
E quanto gusto ci dà.

Quando tutti mi continuano a chiedere se mia figlia continuerà a fare la nuotatrice, io rispondo sempre di no.
Ma che sta imparando tantissimo da questa esperienza.
Un valore davvero importante.
La “fatica” è diventata quasi un tabù o un’esperienza da eliminare a tutti i costi.

Quando in realtà è solo parte di un processo che ci porta a realizzare i nostri sogni e obiettivi. Aiutandoci ad apprezzare di più quello che abbiamo e a farci sentire realizzati e appagati.

Mimma, Dubai



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