Ne stiamo parlando tanto in chat, nella nostra famosa chat delle Amiche di Fuso. Ne parliamo nei post, come l’ultimo bel racconto della nostra Diletta. Ma alla fine, quanto ci ha dato l’espatrio? Tanto, certo. E quanto ci ha tolto?
Diciamoci la verità: molte di noi sono espatriate di lungo corso. Molte di noi sono state ferme in alcuni paesi, altre si sono mosse ogni due anni (eccomi), per ragioni differenti.
E più gli anni passano, più ci facciamo domande. Spesso le risposte sono complesse, raffinate, bellissime. A volte sbottiamo al grido “Sono piena rasa”. Ci sta, come in tutte le cose della vita: famiglia, lavoro, amicizie… e dunque anche il vivere in un paese che non è il tuo, capirne burocrazia, usi, costumi. Accoglierne i lati positivi ma anche accettarne, a volte faticosamente, quelli negativi.
Io sono partita a 27 anni. Oggi ne ho 43. Sono stanca? Sì. Ho voglia di tornare in Italia? Per quanto mi manchi, no. Vorrei però stabilirmi in Francia, ad esempio.
Come me, ci sono delle Amiche di Fuso che sono molto felici del luogo in cui abitano, altre meno. Alcune hanno trovato una dimensione umana e professionale che conviene loro, altre sono state bloccate nel contesto lavorativo ma si sono arricchite dal punto di vista umano. Per alcune è indiscutibile la convenienza economica ma il loro paese di accoglienza non corrisponde al loro sistema valoriale.
Per quanto mi riguarda, mi trovo in Marocco, a Marrakech: mi sono ritrovata per la prima volta in un paese poco distante, relativamente facile (una volta passata la prima fase legata alle scartoffie), in cui parlo francese e ho una vita serena. Però (e questo è solo un esempio relativo alla mia personalità) faccio fatica a stringere legami profondi, vivo in una città spesso preda dell’overtourism, che non offre una vita culturale per me abbastanza interessante.
È capitato che vivessi in posti decisamente più “bruttarelli” ma avessi una comunità meravigliosa intorno. O luoghi in cui la mia solitudine (che, va detto, sopporto molto bene, in quanto un po’ orsa di mio) è stata compensata da un lavoro che mi piaceva moltissimo e da un contesto estremamente interessante.
Ma allora cosa si fa? Si sta. Si annusa l’aria, si discutono le opportunità, e più i bambini crescono più aumentano le considerazioni che li riguardano. Più cresciamo anche noi (o meglio, diciamolo, invecchiamo) i progetti cambiano in corsa.
Ma allora, l’espatrio mi ha dato? Sì o no? lo consiglio? Mi sento meglio peggio? Nessuna di queste. Io sono io.
L’espatrio mi ha insegnato la flessibilità. La pazienza, il problem solving, il vivere senza, ma con altro. A tratti mi ha tolto serenità, altre volte me ne ha data. Sono stanca, ora, è vero. Perchè ho voglia di stare ferma. Non per forza in Italia, ma ferma.
Ma da me non sentirete mai che l’espatrio mi ha resa migliore. Più aperta, più ricca interiormente, più smart. Il mio espatrio finora è andato bene, per carità. Siamo partiti seguendo carriera e risparmi, e siamo diventati coppia, poi famiglia. Siamo stati bravi, sì, ma perché eravamo noi.
Dire a chi non è più felice che “basta tornare” è sciocco e superficiale: non tutti hanno questa fortuna. Ci sono famiglie che scelgono di lasciare casa loro perchè in difficoltà economica, o perche il loro luogo di origine non permette di lavorare serenamente (contratti in nero, mancanza di contributi, stipendi bassi) o non offre molto ad una famiglia. Famiglie che si ritrovano in posti che non amano, o che persino detestano, perchè ne hanno bisogno. E dunque, testa bassa e pedalare. Tornare indietro non si puó.
Ci sono mariti o mogli che per gli stessi motivi si ritrovano a vivere nel paese di origine del partner, perchè, fatte le considerazioni del caso e messe queste considerazioni sui piatti della famosa bilancia della vita, questi paesi offrono di più rispetto al loro. E pazienza se questi paesi non piacciono loro.
“Eh, ma ti apre la mente!”. Se dovessi fare un riepilogo di tutte le persone che ho conosciuto in questi non pochi anni di esperienza all’estero che non mi sono affatto sembrate più aperte di quando sono partite, non finirei più.
Gente che vive in Cina e disprezza i cinesi, che vive in paesi mussulmani e critica l’Islam, gente che parla male dell’Italia e che “qui è meglio, niente a che vedere con noi, che non leggeva prima e che non legge ora, che non si informava prima e che lo fa ora, che aveva vedute ristrette prima e che le ha ancora oggi.
Un esempio personale? Ho sempre amato viaggiare, scoprire e visitare. Oggi non ne ho più voglia. Non ho più voglia di voli lunghi, valigie, lavatrici infinite al ritorno. Sono stanca, mi piace stare a casa mia. Mi piace andar via per qualche giorno senza troppa foga nel fare, vedere. Mi piace quando on se la coule doucement, come dicono i Francesi. Mi piace andare a casa per le vacanze, al mare, e scendere alla nostra spiaggia di sempre col mio carretto pieno di roba. Fare il morto e dal largo vedere le mie montagne, il mio paesaggio, sentire la risacca dell’acqua di casa mia.
L’espatrio è un fatto della vita, può dare e togliere, migliorarci o lasciarci identici a prima, persino renderci peggiori. Come un lutto, una gioia, un’avventura, un trauma, una nascita, una vincita al Superenalotto. Tutto quel che ci accade lascia una traccia in noi, anche vivere all’estero. Ma noi siamo noi.
Veronica, Marocco





