Su instagram girano tanti caroselli, con cui racconti cosa hai capito, la fase della vita in cui ti trovi ora.
L’algoritmo mi ha dirottato sulle consapevolezze dopo gli anta.
Come settembre inizia ad essere il mese in cui non per forza devi ricominciare la vita.
Che almeno un vizio te lo devi tenere.
Che una bella piega fatta dal parrucchiere fa metà dell’opera.
Dire dei no senza sentirsi in colpa.
Io dal mio canto non solo ho capito che l’imperfezione fa parte di noi, ma che elogiarla e accoglierla è il piu bel regalo che possiamo farci per una vita autentica.
Per molto tempo ho pensato che essere forti significasse non mostrare le proprie fragilità. Cercavo di fare bene, di non sbagliare, di essere all’altezza delle aspettative. Anche delle mie, forse soprattutto delle mie.
Poi ho capito che la perfezione è una strada che non porta da nessuna parte.
Ci sono momenti della vita in cui qualcosa si rompe.
Un progetto non va come avevamo immaginato, una persona ci delude, una relazione cambia, una scelta si rivela sbagliata. E noi ci ritroviamo a fare i conti con una parte di noi che avremmo preferito non vedere.
È proprio lì che, col tempo, ho imparato a guardare le mie imperfezioni con occhi diversi.
Non sempre ci riesco, lo ammetto. Ci sono ancora giorni in cui vorrei essere diversa: più paziente, più sicura, meno vulnerabile. Giorni in cui ripenso a una parola detta male, a un’occasione persa, a qualcosa che avrei potuto fare meglio. E mi giudico.
Ma oggi provo a essere più indulgente con me stessa.
Perché gli errori non sono soltanto inciampi. A volte sono parte del percorso che ci ha portati a diventare ciò che siamo.
Ho imparato che non devo avere sempre tutto sotto controllo. Che posso dire: “Non lo so”. Che posso cambiare idea. Così come chiedere scusa. Che posso avere paura e, nonostante la paura, andare avanti.
E ho imparato anche che le persone che amo non sono quelle perfette.
Sono quelle vere.
Quelle che hanno le loro contraddizioni, le loro giornate difficili, le loro fragilità. Quelle che qualche volta sbagliano, ma sanno riconoscerlo. O che non hanno bisogno di mostrarsi invincibili per essere forti.
Forse perché, alla fine, ciò che ci avvicina davvero agli altri non sono le nostre perfezioni, ma le nostre imperfezioni condivise.
Una ruga, una cicatrice, una voce che trema, un sorriso arrivato nel momento sbagliato. Piccoli dettagli che raccontano che dietro un volto, dietro una storia, c’è una vita vissuta.
E allora oggi penso che dovremmo avere il coraggio di lasciare qualche crepa in bella vista.
Non per esibire le nostre fragilità, ma per non vergognarcene.
Mi piace l’idea che non tutto debba essere aggiustato, levigato, reso perfetto. Alcune cose sono belle proprio perché portano i segni del tempo e della vita.
Forse anche noi siamo così.
Non siamo opere finite. Siamo persone in divenire, con parti ancora da capire, ferite da attraversare, sogni da cambiare e nuove strade da percorrere.
E forse la vera libertà non sta nel diventare perfetti.
Sta nel poter finalmente dire: “Questa sono io, con tutto quello che ancora non so, con tutto quello che ho sbagliato, con tutto quello che ho imparato”.
Imperfezione compresa.
Se dovessi fare un carosello vorrei dedicarlo a questo.
Elogio all’imperfezione.
Con la consapevolezza che non tutti l’accetteranno, ma questa è un’altra storia.
Mimma, Dubai





