Mia mamma avrebbe preferito un polacco. Mio nonno aveva predetto un non meglio specificato arabo. A mio padre non importava, bastava che non fosse ateo. In qualche modo sono riuscita a sorprenderli tutti accasandomi con un francese di seconda generazione, nato a Parigi da genitori cinesi.
In comune abbiamo la Francia, che è davvero la nostra lingua e cultura franca. Entrambi l’abbiamo imparata per comunicare col mondo esterno, senza usarla mai in casa. A partire da ottobre ci uniamo all’ossessione collettiva della raclette, conosciamo la passione francese per le mucche e cantiamo le canzoni di Aznavour, senza avere mai mangiato cibo francese, o parlato francese, a casa nostra.
E casa non potrebbero essere due posti più diversi. La cultura cinese è forse una di quelle più profondamente diverse da quella europea e occidentale che si possano trovare. Se io sono stata cresciuta a pane, messa e senso di colpa cattolico, lui è stato cresciuto a riso, buddismo e senso del lavoro.
Insomma, un bel gap culturale da colmare. Come? Con consapevolezza, pazienza e dialogo.
Se dovessi scrivere una micro guida alla coppia mista, sarebbe questa.
Essere consapevoli delle differenze effettive (e non degli stereotipi)
La filosofia cinese, come molte di quelle orientali, è ciclica -una prospettiva completamente diversa dal linearismo occidentale con cui veniamo cresciuti noi Europei. Cerco di tenerlo a mente quando mi sembra che io e mio marito non riusciamo a trovare una prospettiva in comune. Il suo punto di vista sul mondo, benché fortemente influenzato dai suoi studi, si è comunque formato all’interno di uno schema di pensiero orientale, molto diverso dal mio.
Mio marito, cresciuto tra due culture, riusciva a leggermi molto meglio di quanto io non leggessi lui, ben piú abituato di me a barcamenarsi tra due filosofie di pensiero così diverse.
Mi sono anche resa conto che avevo molto più bisogno di familiarizzare con la filosofia orientale di quanto lui non ne avesse di familiarizzare con quella occidentale: ero io che avevo un’idea stereotipata del suo essere un third culture child, che vedevo i suoi aspetti cinesi solo quando andavamo a mangiare con la sua famiglia, e che mi ero costruita una serie di supposizioni sugli aspetti della vita in cui lui era prevalentemente cinese o francese, senza rendermi conto che la sua identità era più complessa anche di quello che riusciva a raccontarmi.
Approfondire il buddhismo e la filosofia cinese mi ha aiutata a capire meglio l’esercizio mentale che lui ha dovuto fare per tutta la vita. Ed é tornato utile nelle conversazioni a tavola con la sua famiglia 🙂
Trovare i valori comuni e consolidarli in una base solida.
Nonostante due famiglie che provengono dai poli opposti del mondo, non è solo la Francia che abbiamo in comune in comune io e mio marito.
Negli anni ci siamo accorti di tante piccole cose che accomunano la cultura italiana e quella cinese. E ce ne sono due in particolare che sono diventate la base solida su cui stiamo costruendo la nostra relazione.
Da un lato, il valore della famiglia in senso allargato. Sia i cinesi che gli italiani hanno grande rispetto per gli anziani e costruiscono relazioni con i fratelli e le sorelle di nonni e genitori. Idem per i cugini, figure comunque considerate importanti, anche se non si frequentano con assiduità. Negli anni abbiamo ospitato i suoi cugini dall’Australia così come i miei dall’Italia, e trasmesso uniformemente il messaggio che casa nostra è aperta a tutti.
L’altro valore comune che abbiamo riscontrato é l’importanza data al cibo, e alla salute legata al cibo. Non si mangia per riempirsi, si mangia per nutrirsi. Nonostante la cultura cinese mangi meno carne e zuccheri di quella italiana (per approfondire vi rimando all’ultimo libro di Fuschia Dunlop che racconta molto meglio di me cosa sia la vera cucina tradizionale cinese) entrambi siamo cresciuti con l’imperativo del “siamo ció che mangiamo”. Entrambi abbiamo ricevuto zuppe fatte a mano come rimedi al raffreddore, e i piatti di casa cucinati con amore di ritorno da un viaggio.
Certo, i nostri piatti di casa si sono evoluti e a volte mescolati, ma l’amore per il cibo e la cura per ció che mettiamo a tavola é stato un terreno comune fondamentale.
Scegliere cosa lasciare andare
Ho accettato che non avrò lunghe conversazioni con i miei suoceri, che a loro andrà benissimo vedere i bambini una volta all’anno, e che si ostineranno a darci dirham in contanti quando andiamo a trovarli -anche se a noi farebbero piu comodo gli euro, così non dobbiamo convertirli.
Ho accettato che ogni rientro in Europa prevederà almeno una tappa a Parigi oltre ad una in Italia. E che non sempre la lunghezza delle tappe sarà la stessa per tutti i membri della famiglia, perché entrambi abbiamo anche bisogno di tempo a casa nostra senza il partner.
Mio marito ha accettato che, dopo 30 e rotti anni in cui é riuscito a starci alla larga, il Natale farà parte delle sue tradizioni famigliari per i decenni a venire. E che, nonostante lui abbia imparato a fare un ottimo ragù vegetale, io non sarò mai in grado di cucinare i piatti dei suoi genitori per coccolarlo con qualcosa che sa di casa.
Ci siamo chiesti presto che cosa fosse importante per noi in una relazione a lungo termine, e abbiamo imparato a lasciar andare il resto. Ma anche a comunicare quando le nostre priorità e i nostri bisogni evolvono -perché non sempre ciò che funziona in una fase della vita funziona in quelle successive.
Gustarsi il sapore di qualcosa di nuovo
Congratulazioni! Avete superato barriere linguistiche, culturali e geografiche, e siete pronti a tentare l’impresa della coppia mista.
Probabilmente il risultato avrà un aspetto molto diverso da quello che vedete a casa dei vostri amici e famigliari.
Come la cucina casalinga fusion, anche la vita di coppia prenderà un po’ di ispirazione qui e là, e più culture aggiungerete al fritto misto, più l’equilibrio risulterà diverso da quello delle coppie monoculturali.
Il mio augurio per tutti é che, indipendentemente dal tipo di coppia che ci si é scelti, si sia soddisfatti dell’equilibrio che si é creato, e si abbia la volontà di cercarne uno nuovo quando non funziona più.
Elisa, Abu Dhabi





