C’è una versione di me che esiste solo a Londra.
Ha l’agenda sempre piena. Lo sport incastrato sia prima che dopo lavoro, una persona conosciuta su LinkedIn da incontrare per un pranzo al volo, un nuovo ristorante senza glutine che si ricorda del suo vecchio blog e la invita a provare il nuovo menu il giovedì sera.
Almeno un giorno nel weekend non prende i mezzi pubblici. Esce a piedi da casa, prende una strada e cammina finché non trova qualcosa di interessante. L’inaugurazione di una mostra d’arte in una lavanderia a gettoni. Un negozio di seconda mano. Un bar di solo matcha giapponese. Due bambini che vendono braccialetti fatti a mano. Un corso di parkour in un parco pubblico. Torna a casa la sera con 20,000 passi fatti e il cuore pieno. Ha preso una bicicletta con uno schema della City of Westminster e ora pedala per andare ovunque – Hackney, Chiswick, Battersea – portandosi un cambio nello zaino se proprio deve.
C’è una versione di me che esiste solo a Londra. Ama fare un salto a Parigi o a Bruxelles in giornata prendendo i biglietti a 80 sterline andata e ritorno quando ci sono gli sconti dell’Eurostar. Quando li compra per quattro mesi dopo pensa che la sua futura sé la ringrazierà per la fuga inaspettata. Quando la settimana arriva e deve annullare il corso di calisthenics e ha una scadenza di lavoro e il famoso invito PR per il nuovo menu del ristorante senza glutine, finisce a odiare un po’ la sua sé del passato.
C’è una versione di me che esiste solo a Londra e non capisce l’inglese. O almeno non abbastanza per seguire gli show di teatro del West End come vorrebbe. Capisce le battute 30 secondi dopo, a volte pure il giorno dopo, nel bel mezzo di una sessione di yoga con un insegnante scozzese con un accento altrettanto indecifrabile, e mentre lo ascolta discettare dell’importanza del non bere alcol e cerca di sollevare i piedi in dandasana le viene in mente cosa volesse davvero dire il commerciante alla madre della protagonista.
C’è una versione di me che esiste solo a Londra. Non va quasi mai al supermercato perché il mercato di Queens Park provvede alla maggior parte dei suoi bisogni, e per quelli che non copre c’è qualche startup londinese che vende saponi fatti a mano, caffè carbon negative e noci in contenitori restituibili. O alla peggio Planet Organic a fine giornata, con gli sconti su quello che scade domani e una nuova kombucha da provare. Una volta ogni sei mesi fa un maxi ordine su Ocado con il disperato sconto al 30% che le inviano cercando di convincerla a tornare una cliente regolare, e si sente di stare combattendo il capitalismo con le sue stesse armi.
C’è una versione di me che esiste solo a Londra. Va a nuotare alla Serpentine, il lago di Hyde Park, la cui membership è una delle più antiche della città. Ci va rigorosamente in bici, alle sette del mattino, che sia estate o che sia inverno, e in inverno guarda l’alba sorgere da dietro lo Shard tremando di freddo con un the in mano e gli altri venti sciroccati che nuotano anche quando le temperature si avvicinano allo zero. Quattro di questi sono diventati amici stretti, e ci va ancora in vacanza ogni anno.
C’è una versione di me che esiste solo a Londra. Una volta all’anno, mi piace andare a trovarla.
Elisa, Abu Dhabi





